sabato 18 marzo 2017


Best Place to Work 2017: Airbnb al primo posto


Cosa rende un'azienda il posto migliore dove lavorare? Lo sa bene l'azienda ideatrice degli affitti tra privati, nominata «Best Place to Work» per il modo in cui si prende cura dei propri dipendenti, come ci illustra Mark Levy Global HR di Airbnb, il quale sottolinea come per arrivare ad avere un mondo in cui ognuno possa sentirsi a casa la mission debba cominciare dal luogo in cui si lavora, creando un ambiente dove tutti i dipendenti si sentano parte dell’azienda.

A tale scopo vengono inviati periodicamente dei questionari per ascoltare i  dipendenti, individuare le zone di eccellenza e quelle in cui ci sia bisogno di miglioramenti. Viene offerto un coupon trimestrale del valore di $500 valido per viaggiare con l'azienda in qualunque parte del mondo. L’obiettivo non è solamente quello di incoraggiare i dipendenti a ricaricarsi, ma soprattutto di permettere a tutti di entrare in contatto con la community di host.
L'obiettivo è creare un ambiente di lavoro che ispiri la creatività e la collaborazione: le sale riunioni sono ispirate dagli annunci degli host, ma sono anche decorate da foto e storie.

Una volta al mese vengono concesse 4 ore di permesso  per i dipendenti che desiderino fare volontariato. Inoltre viene organizzata la “Week of Good”, una settimana in cui i dipendenti, insieme agli host, si riuniscono per collaborare a diversi progetti di volontariato e per supportare le rispettive comunità di appartenenza

Nel 2013 Airbnb ha creato una squadra di “Employee Experience”, che si occupa di qualsiasi cosa influenzi la vita dei dipendenti: dall’ambiente, al cibo, dal divertimento ai benefit. L’obiettivo di questa squadra è quello di creare una cultura in cui i dipendenti si sentano parte di  Airbnb.
All’interno di quel team troviamo il Ground Control, il quale si occupa dell’ambiente lavorativo, della comunicazione interna, del riconoscimento dei dipendenti, delle celebrazioni e degli eventi.


Lavoratori precoci: cosa cambia con la Legge di Bilancio 2017


La riforma delle pensioni è stata approvata grazie al via libera definitivo del Senato alla Legge di Bilancio 2017, il 7 dicembre 2016. Tra le misure contenute, come ci illustra Michaela Camilleri del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, c’è anche la Quota 41 per i lavoratori precoci, cioè coloro soggetti che hanno lavorato prima dei 19 anni, per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non in modo continuativo e che risultino in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, cioè sono nel cd. sistema misto. Quindi se parliamo di lavoratori precoci intendiamo coloro che hanno iniziato a lavorare in età relativamente basse, o coloro che non hanno portato a termine il loro percorso di studi, e quindi hanno cominciato a lavorare prima della maggiore età, e quindi arrivano a maturare una contribuzione particolarmente elevata, cioè pari o superiore a 40 anni di contributi che fino al 2011 erano necessari per poter accedere alla pensione di anzianità contributiva, e quindi alla pensione anticipata.

Con la Riforma Fornero, dal 1 gennaio 21012 è stata introdotta una rigidità nel sistema pensionistico che è stata quella di agganciare la speranza di vita, oltre che all’età anagrafica, anche all’anzianità contributiva. Quindi dal 2011 questi 40 anni non sono stati più sufficienti per questo tipo di lavoratori, per poter accedere alla pensione di anzianità: gli uomini devono avere 42 anni e 10 mesi di contributi e le donne 41 anni e 10 mesi. 


La Legge di Bilancio per il 2017 ha apportato un significativo cambiamento in tal senso: dal 1° maggio 2017 introduce un ulteriore canale di uscita a 41 anni di contributi, a prescindere dall'età anagrafica, nei confronti dei lavoratori precoci. La cosiddetta quota 41 è concessa, nell'ambito di risorse programmate, in favore di coloro che si trovano in almeno uno dei cinque seguenti profili: 

Disoccupati senza ammortizzatori 
Assistono familiari di 1°grado con disabilità grave 
Presentano un grado di invalidità superiore o uguale al 74% 
Svolgono un’attività usurante o un lavoro ritenuto particolarmente pesante 
L'accesso al pensionamento con il requisito contributivo ridotto è comunque consentito entro i limiti di spesa stabiliti (360 milioni di euro per il 2017, 550 milioni per il 2018, 570 milioni per il 2019 e 590 milioni annui a decorrere dal 2020), per cui se dal monitoraggio delle domande emerga uno scostamento (anche in via prospettica) rispetto ai limiti di spesa, la decorrenza dei trattamenti è differita sulla base di specifici criteri di priorità (da 199 a 205).

Citando il di origine

Sharing Economy



La “Sharing Economy”, l’economia della condivisione o ancora “Gig Economy”, l’economia dei lavoretti: definizioni per un fenomeno che ha segnato il mercato del lavoro degli Stati Uniti. Su 15 milioni di posti di lavoro creati, la gran parte è generata da questo settore economico alternativo, secondo Alan B. Krueger, il fondatore del Princeton University Survey Research Center, già capo del Consiglio dei consulenti economici del presidente Barack Obama.

"Quello a cui abbiamo assistito negli Stati Uniti, è una rapida crescita dell'”economia dei lavoretti online-sottolinea Krueger- dall’altro lato siamo ancora all’inizio di questo settore emergente dell'economia: soltanto  la metà dei lavoratori americani sta lavorando su una base mensile per le aziende online come Uber, che fornisce servizi di trasporto  o Grabhub, che fornisce i pasti a casa quando le persone ne facciano richiesta. Quindi questi sono ancora i primissimi giorni per l'economia di condivisione. Credo che assisteremo ad una crescita molto rapida".

Krueger ritiene che questo apra alcune opportunità molto interessanti per i lavoratori, i clienti e le aziende, ma allo stesso tempo comporta l’incombere di alcune sfide per il nostro modo di considerare il futuro delle professioni nel mercato del lavoro.  La crescita dell'”economia dei lavoretti”, secondo Krueger,  potrebbe fare pressione sui salari e sui benefici nel settore tradizionale del lavoro.

Proprio in tal senso Krueger ha portato avanti una proposta insieme con il giuslavorista Seth Harris nella quale estende molte delle protezioni legali che i dipendenti attualmente ricevono ai lavoratori che stanno lavorando come autonomi per le aziende come Uber.











L’analisi di Krueger, si concentra in particolare su Uber, la piattaforma che in diverse città degli Stati Uniti, come ad esempio Los Angeles, sta ormai superando per numero di autisti i taxi tradizionali. Lanciata a San Francisco nel 2010, in pochi anni l'app che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti è diventata un vero e proprio fenomeno sociale, entrando nelle abitudini degli Americani.

Negli Stati Uniti, secondo lo studio realizzato da Krueger, ci sono 450 mila autisti Uber e il loro numero sta raddoppiando ogni 6 mesi. La flessibilità nel modello di lavoro creata da piattaforme come Uber si è rivelata fondamentale nell’attrarre nuovi autisti, nuovi lavoratori che in realtà nella vita fanno altro. Negli Stati Uniti il 61% degli autisti Uber ha un altro lavoro: sono geometri, insegnanti, agenti immobiliari che scelgono di integrare il proprio reddito prestando la propria auto e il proprio tempo per trasportare passeggeri nella propria città".

Un lavoro caratterizzato da un’enorme flessibilità: più del 50% lavorano per Uber solo 15 ore a settimana e variano la loro disponibilità e il loro impegno in modo evidente da un giorno all’altro.

Negli Stati Uniti l’economia legata alla condivisione è aumentata del 47% dalla fine del 2012 e presenta ampi margini di crescita. Su un campione di 4.700 americani intervistati, il 72% ha dichiarato di aver utilizzato una di queste piattaforme online, il 15% ha utilizzato Uber o sistemi analoghi di trasporto basati sulla condivisione, l’11% ha beneficiato di servizi di home sharing quali Airbnb, il 6% ha comperato prodotti alimentari online.

Secondo Krueger la sharing economy è un fenomeno che non si può fermare o arginare ma va controllato ed orientato in modo da contenerne gli effetti negativi e far sì che la crescita della sharing economy vada a vantaggio di tutti. Sono cambiamenti radicali che possono però portare ad un aumento di produttività, secondo Krueger. Si tratta semmai di creare politiche pubbliche in grado di limitare i costi sociali di questi cambiamenti, aumentando le tutele di queste nuove forme di lavoro, di questa nuova categoria di lavoratori autonomi.


La legge di di bilancio 2017


La legge di di bilancio 2017 ha approvato il sistema di potenziamento della detassazione dei premi di produttività. Come ci illustra Alessandro Bugli del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, potranno avvalersene i lavoratori che guadagnano fino a 80.000 euro di reddito annuo con un tetto di 4.000 euro di premio se i lavoratori sono coinvolti nell’organizzazione aziendale.
Questa misura favorisce la produttività spostando la contrattazione laddove si possono fare scambi positivi tra aumenti di efficienza e incrementi salariali per i lavoratori; consente risparmi fiscali alle aziende e aumenta i salari dei lavoratori raggiunti da contrattazione aziendale; favorisce le forme di partecipazioni organizzativa dei lavoratori e promuove l’integrazione sussidiaria del welfare aziendale alle forme di welfare pubblico

Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, sono molteplici:
• Il limite del premio cui applicare la detassazione al 10% è di 3.000 euro (4.000 euro nel caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro); 
• Possono accedere al regime agevolato i dipendenti del settore privato che nell’anno precedente abbiano avuto un reddito di lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro; 
• Vengono rafforzate le agevolazioni per il ricorso alla previdenza complementare, all’assistenza sanitaria e alla partecipazione azionaria da parte dei dipendenti;
 • Sono introdotte tra le somme e valori detassati le assicurazioni aventi come oggetto rischi di non autosufficienza o di malattie considerate gravi (mediante fondi bilaterali previsti dai contratti nazionali) e i sussidi occasionali per gravi esigenze personali o familiari del lavoratore; 
• È introdotta la possibilità di pagare il premio di risultato con piani di azionariato diffuso. 

In tal modo :
 • Si incrementano le quote dei premi di risultato soggette a imposta sostitutiva del 10% e si amplia la platea dei destinatari; 
• Si incentiva, mediante la leva fiscale, il ricorso da parte dei lavoratori alla previdenza complementare, alla sanità integrativa, alla partecipazione azionaria nella società presso cui lavorano; 
• Si introducono agevolazioni fiscali legate alle coperture assicurative per non autosufficienza e malattie gravi, e si favorisce anche il ricorso a enti o casse assistenziali (previste dai contratti collettivi nazionali); 
• Si chiarisce in modo inequivocabile che il welfare aziendale può essere stabilito non soltanto dalla contrattazione di secondo livello ma anche dai contratti collettivi nazionali, sia del settore privato che pubblico. 



Chi ne benificia?


 • I dipendenti coperti da contratti aziendali: rispetto alla scorsa Legge di Stabilità, si aumenta la quota di premio tassata al 10% e il limite reddituale a 80.000 euro  aumento netto della busta paga; 
• Le aziende: la tassazione ridotta opera solo con reali incrementi di produttività, redditività, efficienza, qualità e innovazione, di cui beneficia innanzitutto l’azienda. Inoltre, se il premio è convertito in previdenza complementare, il costo per l’impresa si annulla;
• Lo Stato: vi è una funzione integrativa e sussidiaria – rispetto alle politiche sociali nazionali e regionali – dei piani contrattuali di welfare el settore privato che pubblico;


Al fine di aumentare la competitività internazionale, legando l’andamento dei salari con quello della produttività, diversi paesi hanno recentemente rafforzato la contrattazione decentrata: 
– In Francia, si è aumentata la possibilità per le imprese di discostarsi dalla contrattazione centralizzata 
– In Portogallo, Grecia e Spagna, quello aziendale è ora il livello privilegiato di contrattazione
Anche l’Italia sta seguendo questa strada. Dopo gli incentivi: “il Governo si concentrerà su una riforma della contrattazione aziendale con l'obiettivo di rendere esigibili ed efficaci i contratti aziendali e di garantire la pace sindacale in costanza di contratto. I contratti aziendali potranno altresì prevalere su quelli nazionali in materie legate all'organizzazione del lavoro e della produzione“ (Programma Nazionale di Riforma 2016) 

Le policy per le donne all`interno di Avanade


“Avere delle politiche dedicate alle donne all’interno dell’azienda è sicuramente un aspetto molto importante e in Avanade lo abbiamo capito” sottolinea Gemma Fiorentino, direttrice marketing e comunicazione di Avanade Italia, che opera nell’innovazione digitale.  Avere dei team misti, composti da donne e uomini, secondo Fiorentino permette di raggiungere prima i requisiti di business richiesti dall’azienda, e per questo, all’interno di Avanade, sono state implementate delle politiche dedicate alle donne,sia per le più giovani che per le senior, come quella degli equity payment: gli aumenti salariali devono essere uguali per entrambi i sessi e vi è un auditing interno che stabilisce, gestisce e controlla che tutto ciò venga rispettato. Inoltre vi sono altre policy che definiscono la percentuale di donne in posizione di leadership: ad oggi le donne presenti in azienda sono il 25%, ma deve crescere entro il 2020 al 30%.

Si può imparare a fare l’imprenditore


Si può imparare a fare l’imprenditore? La risposta a questa domanda è stata oggetto dello studio realizzato dal prof. Fabiano Schivardi dell’Università Bocconi di Milano, il prof. Luigi Guiso dell’'Einaudi Institute for Economics and Finance e il prof. Luigi Pistaferri dell'Università di Standford. Coloro che crescono in ambienti imprenditorialmente densi, cioè in cui vi sono molte imprese rispetto alla popolazione, è più probabile che diventino essi stessi imprenditori, ed anche con risultati migliori, sia dal punto di vista dei profitti, sia dal punto di vista della produttività dell’impresa stessa. Tali risultati vengono confermati anche guardando alle persone che si spostano da un'area all'altra: crescere in un posto dove ci sono tante imprese, permette di apprendere i segreti del mestiere, incorporarle nel proprio capitale umano e di portarle con sè ovunque si vada. Tutto questo quindi, ha delle implicazioni sul tipo di politiche che si possono disegnare per implementare una maggior diffusione dell'imprenditorialità, li dove più carente.



Meritocrazia e rientro dei cervelli: stiamo facendo abbastanza

L’Italia sta perdendo ogni anno le professionalità di cui necessiterebbe per immaginare uno sviluppo nei prossimi anni: questo è quanto sottolinea l'avv. giuslavorista Luca Failla, founding partner LabLaw. Da una parte è bellissimo leggere che tanti italiani ricercatori sono all’estero e alla ribalta di importanti progetti nel campo della medicina, della scienza, dell’ingegneria. Dall’altro, sottolinea l'avv. Failla, è un dato che ci preoccupa, perché il fatto che gli italiani per esprimersi al meglio nelle loro capacità, debbano andare all’estero per poi non rientrare, è un depauperamento delle professionalità, un danno per il Sistema Paese.

Da un punto di vista legislativo, il provvedimento che ha cercato di porre un freno al fenomeno, è stata la Legge 238/10, più nota come legge sul Controesodo che, però è stata modificata con la versione definitiva dell’articolo 16 del decreto legislativo 147/2015 per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese: prevedeva delle forme di incentivazione, di sgravi fiscali per chi fosse rimasto all'estero per più di 5 anni e decidesse di rientrare in Italia.

Il problema, secondo l'avv. giuslavorista Luca Failla, è che questa legge non ha fatto i conti con le novità introdotte dal Jobs Act: a marzo del 2015 è entrato in vigore il decreto n. 23 che ha modificato il regime protettivo in caso di licenziamento illegittimo. I soggetti che dall'estero, dovessero rientrare in Italia, verrebbero assunti con contratto a tutele crescenti, e con un diverso regime sanzionatorio, (non vi è più la reintegra in caso di licenziamento illegittimo, ma l’indennizzo). 

Altra questione riguarda coloro che non hanno neanche la possibilità di andare all’estero e cioè tutte quelle professionalità che non trovano uno sbocco adeguato nel mercato del lavoro. Perché questo accade? 
C’è un mismatch non solo tra domanda e offerta, ma anche di allocazione delle risorse: ci sono soggetti che ricoprono posizioni per le quali hanno una professionalità diversa e questo crea ulteriore improduttività. Se le persone fossero allocate secondo un criterio meritocratico, di compenze il Sistema Paese potrebbe acquisire in produttività ed in efficienza.
Altro problema è l'orientamento professionale: i percorsi di studio influiscono sugli sbocchi professionali, ma secondo l'avv Failla, i giovani hanno ad oggi pochi strumenti per indirizzare le proprie scelte sul futuro.  
"Guardate i vostri talenti, i vostri desideri, le vostre aspirazioni, e poi costruite un percorso di studi che sia coerente anche con le attese del mondo del lavoro" conclude Failla.


presenza economici

Coordina il sistema di AQ del CdS e vigila sul rispetto degli adempimenti previsti dalle norme e dai regolamenti  specifici, avvalendosi della collaborazione del responsabile qualità del CdS, del responsabile qualità di Dipartimento, della commissione paritetica e del gruppo di riesame, in coerenza con quanto indicato dagli organi centrali di Ateneo sul tema dell’AQ.
Svolge il ruolo previsto dal regolamento generale di Ateneo e dagli altri regolamenti applicabili; assicura che i processi necessari per il sistema di assicurazione della qualità del CdS siano stabiliti, attuati e tenuti aggiornati e promuove la consapevolezza dell’importanza dell’assicurazione della qualità nell'ambito di tutta l'organizzazione.
 La Commissione Paritetica:
formula proposte al Nucleo di Valutazione per il miglioramento della qualità e dell’efficacia delle strutture didattiche;
divulga le politiche adottate dall’Ateneo in tema qualità presso gli studenti;
monitora l’andamento degli indicatori che misurano il grado di raggiungimento degli obiettivi della didattica a livello di singole strutture.

Gruppo di Riesame dei Corsi di Studio della sede di Perugia

La Commissione Paritetica redige una relazione annuale, attingendo dalla Scheda Unica Annuale dei diversi Corsi di Studio (SUA-CdS), dai risultati delle rilevazioni dell’opinione degli studenti e da altre fonti disponibili istituzionalmente. 

Nell'ambito di questa relazione, trasmessa al Presidio della Qualità e al Nucleo di Valutazione interna di Ateneo, entro il 31 dicembre di ogni anno, la Commissione Paritetica esprime le proprie valutazioni e formula le proposte per il miglioramento dei Corsi di Studio.





Gruppo di Riesame dei Corsi di Studio della sede di Terni

Redige il rapporto di riesame, analizzando la situazione corrente del CdS, sottolineando i punti di forza e le opportunità di miglioramento e proponendo i corrispondenti obiettivi, indicatori e traguardi/valori obiettivo (target).

Redige il rapporto di riesame, analizzando la situazione corrente del CdS, sottolineando i punti di forza e le opportunità di miglioramento e proponendo i corrispondenti obiettivi, indicatori e traguardi/valori obiettivo (target).

di Economia raccoglie



Il Dipartimento di Economia raccoglie le competenze e le attività scientifico-didattiche, omogenee 

sotto il profilo culturale, riguardanti l’economia, l’economia aziendale, il diritto e le discipline matematico-statistiche.

Gli obiettivi principali della nuova istituzione sono da un lato il coordinamento e la valorizzazione della ricerca    nei suddetti settori, grazie anche all’incentivazione dei programmi di ricerca nazionali ed internazionali, eventualmente in cooperazione con Enti e Società, dall’altro l’elaborazione di una offerta formativa superiore attinente le tematiche dei fenomeni economici e l’organizzazione della moderna società politica, economica e civile, il tutto in un ambito di relazioni e scambi proficui con le aree culturali di altri dipartimenti.

La ricerca sviluppata dagli afferenti al Dipartimento si colloca in molteplici filoni e risulta difficilmente sintetizzabile. Alcuni dei principali riguardano le analisi delle dinamiche economiche e di mercato, degli assetti istituzionali e delle politiche nel campo dell’energia, del territorio, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, lo studio dei mercati del lavoro, della produttività e delle istituzioni, le metodologie quantitative, le analisi teoriche ed applicate di finanza, lo sviluppo sostenibile, quello dell’innovazione, delle politiche industriali, le analisi applicate dei sistemi economici locali, nazionali ed internazionali.

La ricerca scientifica sostanzia e dà valore ad una intensa attività didattica, espressa con un corso di laurea di primo livello tenuto presso la sede di Perugia e uno presso quella di Terni, tre corsi di laurea magistrale a Perugia e uno a Terni. Il Dipartimento sta lavorando su un progetto formativo nell’area dell’Economia del turismo ad Assisi, già sede di Corsi di studio di area turistica della Facoltà di Economia. Particolare attenzione viene riservata all’internazionalizzazione, sia della ricerca che della didattica. Ad un gran numero di collaborazioni internazionali – convenzioni, progetti di ricerca, scambi di studenti e docenti Erasmus e non – si somma l’attivazione del biennio formativo franco-italiano in collaborazione con l’Université Paris-Est Créteil–UPEC, nell’ambito del quale è previsto il conseguimento del doppio titolo tra il Master “Administration et Echanges Internationaux – “Spécialité Commerce et Affaires Internationales” e il corso di laurea magistrale in “Economia e Management”.

Conferenza su: "Beni relazionali, virtù e premialità", Relatore Prof. Luigino Bruni della Università LUMSA di Roma (a cura del Cesvol di Terni e del Dipartimento di Economia del Polo Scientifico e Didattico di Terni)

Aula Magna del Dipartimento di Economia sede di Terni, via Papa Zaccaria 10
Mercoledì 22 marzo 2017 ore 17



venerdì 17 marzo 2017

Referendum, la stampa estera.Ora rischia tutta l'Europa


Il giorno dopo la vittoria del "No", i quotidiani stranieri sono molto preoccupati per le banche italiane e il rischio di contagio finanziario in tutta l'eurozona. Secondo il Telegraph, l'Italia potrebbe presto uscire dalla moneta unica. Non mancano le critiche a Renzi ("il suo un azzardo"). Ma neanche a Grillo e Salvini. L'Osservatore Romano: "Troppa diffidenza reciproca in Italia, stasi sulle riforme"


ROMA - "Bello Ciao". Haaretz scherza così sulla sconfitta di Renzi al referendum sulla riforma costituzionale. Ma è uno scherzo che dura poco. Secondo il quotidiano israeliano progressista, l'elogio della democrazia fatto dallo stesso premier nella conferenza stampa di ieri notte, subito dopo l'evidente sconfitta, è qualcosa di sbagliato e miope. "I due maggiori leader di centrosinistra europei, Renzi e Hollande hanno già detto addio. E nel frattempo l'ondata di populismo che si sta abbattendo sull'Europa è sempre più grande". Secondo Pablo Simon, politologo spagnolo e opinionista del Pais, il problema non è solo il populismo: "In Europa cresce l'estrema destra, che presto potrebbe distruggere le conquiste di un'intera generazione".

I rischi economici e finanziari. Ma c'è un altro problema del dopo referendum che spaventa la stampa internazionale. Ed è la questione economico-finanziaria dell'Italia e, conseguentemente, di tutta l'Europa, nonostante i mercati stamattina abbiano reagito tiepidamente alle dimissioni di Renzi, come nota piuttosto stupito il Figaro. Il Wall Street Journal e il Financial Times dedicano moltissimi articoli al caso Italia. E, per i principali quotidiani finanziari del mondo, c'è da essere pessimisti. Secondo il Financial Times, che poco prima del referendum aveva messo in guardia tutti sui rischi sistemici di almeno otto banche italiane, il no adesso innesca almeno due complicazioni molto serie. La prima: il salvataggio di Monte dei Paschi. Secondo il quotidiano britannico, la vittoria del "No" metterà a rischio il progetto di ricapitalizzazione dell'istituto, oltre a rendere problematica la situazione di altri. La seconda: l'Italia ora rappresenta un rischio enorme per la stabilità dell'eurozona. Perché le falle del sistema bancario, scrive il celebre editorialista Gideon Rachman, potrebbero ora innescare il contagio finanziario, evocando i tempi difficili del 2013, con lo spread impazzito e una forte instabilità finanziaria.

Contagio nell'eurozona e Italia fuori? Il Wall Street Journal è meno drastico, ma comunque preoccupato: secondo il quotidiano americano, i titoli di Stato italiani adesso potrebbero non essere affatto in una situazione tranquilla. E i problemi potrebbero espandersi a tutta l'eurozona. Per il Times di Londra, a causa dell'Italia, tutta l'Europa è già in subbuglio. E molti altri osservatori, come lo Spectator, sono molto inquietati da quello che sarà il futuro dell'euro: "Sta per nascere il primo governo anti-moneta unica in Italia", scrive il settimanale britannico. Il Daily Telegraph, testata conservatrice e decisamente pro Brexit, parla esplicitamente di "Quitaly", ossia di un'Italia fuori dall'euro: "E' solo questione di tempo". L'Ue, scrive lo Spiegel, spera solo che l'Italia abbia oramai maturato una certa esperienza negli ultimi anni per affrontare il futuro.

Le critiche contro Renzi. Non mancano, ovviamente, anche forti critiche al presidente del Consiglio dimissionario, soprattutto per il suo azzardo nel giocarsi tutto con un referendum costituzionale. Il Pais parla letteralmente di "una pettinata (cioè una "scoppola", ndr) per Matteo Renzi": la vanità e l'ambiguità del referendum sono state la causa della sua fine. Molto duro anche il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, "Il Fiasco di Renzi": il premier italiano ha voluto giocare con il referendum, ma così ha messo in pericolo un intero Paese.




Le critiche contro i partiti del No. Ma ci sono anche giudizi negativi anche per gli oppositori di Renzi e della sua riforma costituzionale. Per il Guardian, la vittoria del referendum non porterà Grillo e Salvini da nessuna parte, perché il 60 per cento non si tramuterà automaticamente in voti per loro. Anche la tedesca Frankfurter Allgeimeine Zeitung è molto critica con gli anti-Renzi: "Non pensano al futuro dell'Italia". Il New York Times riporta invece preoccupato Salvini che inneggia a Putin (e Le Pen), mentre il Washington Post titola "Il premier italiano si dimette in una rivolta populista". Ma per Thomas Schmid, editorialista della Welt e storico consigliere dell'ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, il problema è più ampio: "L'Occidente deve riformare la democrazia", perché così non riesce a rispondere ai bisogni dei cittadini e non funziona.

L'Osservatore Romano: "Troppa diffidenza, stasi sulle riforme". Nel pomeriggio è arrivato anche il commento dell'Osservatore Romano, che sembra criticare l'esito del referendum: "Il risultato del referendum e della campagna che l'ha preceduto" è la conferma "delle peculiarità di un paese ora diviso, nel quale a unire è semmai una comune diffidenza reciproca che si traduce in una stasi poco feconda sia sotto l'aspetto dell'azione di governo sia sotto quello del processo di riforma dello Stato", ha scritto il quotidiano della Santa Sede.

E ora l’Europa prepara la contromossa. Casa Bianca minaccia per l’Unione






L’Europa ha capito che non può più far finta di niente. Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, lo ha scritto nella lettera inviata ai leader Ue in vista del summit di venerdì a Malta (ma non a Theresa May): «Le preoccupanti dichiarazioni della nuova amministrazione americana» sono una «minaccia esterna» per l’Europa. Esattamente come la «prepotenza della Cina», «l’aggressività della Russia», «il terrore» e «l’anarchia in Medio Oriente».


E così il ciclone Trump ha ribaltato anche l’agenda del vertice de La Valletta. All’ultimo momento è stato deciso di inserire una sessione dedicata al futuro delle relazioni transatlantiche: i capi di Stato e di governo ne discuteranno all’ora di pranzo e al tavolo ci sarà anche Theresa May. Poi la leader britannica lascerà l’isola del Mediterraneo e farà ritorno a casa, mentre i colleghi proseguiranno la discussione sul futuro dell’Ue a 27. «Anche in questa sede - assicurano dai piani alti del Consiglio - ci sarà ampio spazio per parlare delle relazioni con Trump». Doveva essere il summit dedicato ai flussi migratori dalla Libia, ma probabilmente le relazioni transatlantiche diventeranno il tema principale.

Una spinta decisiva in questa direzione è arrivata dopo i fatti del week-end, con le restrizioni agli ingressi negli Usa per i cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana («Se non altro perché c’è il rischio che nuovi flussi si riversino su di noi» dice in modo molto pragmatico un diplomatico). Ma ieri, proprio mentre a Bruxelles si discuteva ancora se inserire una dichiarazione su Trump nelle conclusioni del vertice oppure se scegliere la via della prudenza, è arrivato l’affondo diretto contro la Germania. Con l’inevitabile risposta della Merkel, che a questo punto potrebbe chiedere una presa di posizione forte da parte dei partner europei. Questa mattina gli sherpa saranno nuovamente al lavoro sulla bozza di conclusioni, che per ora prevede soltanto la parte relativa all’immigrazione.

Già la scorsa settimana avevano suscitato parecchia irritazione le parole del futuro ambasciatore americano presso la Ue. Anche lui se l’era presa con la moneta unica. Prima ancora di insediarsi ufficialmente, Ted Malloch ha detto alla Bbc di prevedere «il crollo dell’euro entro un anno-un anno e mezzo». Poi ha fatto un paragone tra l’Ue e l’Unione Sovietica e ha bollato il suo presidente Jean-Claude Juncker come «uno che sarebbe un buon sindaco in una città del Lussemburgo». Tra i diplomatici europei in questi giorni è evidente l’imbarazzo per le future relazioni che dovranno tenere con il loro collega americano. L’ex premier italiano Mario Monti ha invitato l’Ue a non accettare l’accreditamento di Malloch come ambasciatore a Bruxelles.

Da un lato c’è la consapevolezza che non si possono rompere le relazioni transatlantiche, dall’altro c’è la necessità di fare un passo deciso in avanti per evitare di restare schiacciati. E infatti anche il Parlamento Ue ha inserito un dibattito ad hoc nella sua seduta odierna. Rivolgendosi ai leader europei, Tusk fa un appello all’unità, perché «la disintegrazione dell’Ue non porterà alla piena sovranità dei suoi Stati membri, ma alla loro dipendenza dalle grandi superpotenze come Usa, Russia e Cina. Solo uniti possiamo essere davvero indipendenti». È l’ennesima sfida per l’Unione Europea, chissà se si dimostrerà all’altezza.

Citando il di origine
L'EUROPA IN PEZZI ORA LA CHIAMANO "A DUE VELOCITÀ"

Se un paese lasciasse l'Eurosistema, i crediti e le passività della sua BCN nei confronti della BCE dovrebbero essere regolati integralmente".

"L'Euro è irrevocabile, questo è il Trattato. Io ho solo risposto ad una domanda tecnica. Basata su ipotesi che non sono contemplate dal Trattato".



Queste due affermazioni sono della stessa confusa persona, Mario Draghi. Il tecnocrate per eccellenza, incalzato dal portavoce Marco Valli ieri al Parlamento europeo, si è contraddetto per ovvie ragioni: è sicuramente vero che non esiste un sistema "ufficiale" e chiaro per uscire dalla moneta unica senza uscire dall'UE, così com'è altrettanto vero che - come si legge dalla prima affermazione - nulla è irrevocabile se la volontà di uno Stato membro e quindi dei suoi cittadini spinge per un'uscita unilaterale dal "Trattato dell'Euro". Questo il presidente della BCE lo sa bene, ma fa finta di dimenticarlo per ovvia convenienza. Così come finge di non sapere cosa probabilmente intendesse Angela Merkel con la sua Europa "a due velocità", quando firmando il report dei 5 presidenti (per completare l'unione monetaria) dovrebbe aver ben chiaro il quadro. La prima considerazione: a nome di chi ha parlato Angela Merkel, della sua Germania o di tutti gli Stati membri? Secondo: come può il presidente della BCE non sapere nulla di quello che c'è in cantiere? Terzo: perché i cittadini non sono stati coinvolti nella formulazione di queste idea? Quarto: il Governo italiano - che rappresenta uno dei Paesi fondatori - ne sapeva qualcosa?

LA GABBIA PROPOSTA DALLA MERKEL

Il sospetto legittimo del Movimento 5 Stelle è che la sparata della cancelliera faccia parte di un progetto malsano che da qualche anno è oggetto di studio dai burocrati europei. Un progetto il cui unico obiettivo è quello d'intrappolare per sempre i Paesi nell'Euro, assicurando alla Germania un prospero futuro fatto di gloriosi anni di moneta sottovalutata per la sua economia. Questa sarebbe una "visione sanguinaria": la sua Europa a 2 velocità costringerebbe i Paesi che adottano l'Euro ad essere sempre più legati e "vincolati" alla moneta unica e di fatto all'austerità, attraverso un bilancio dell'Eurozona e un Ministro unico delle Finanze. Follia pura. Il super Ministro sarebbe lo "spin doctor" ufficiale del potere tedesco. Ci ricatterà in cambio dei nostri stessi soldi che verranno fatti passare come un "aiuto" dall'Europa attraverso l'istituzionalizzazione della Troika. Saremo obbligati a eseguire gli ordini impartiti dalla Germania: riforme, svendite, privatizzazioni. E non potremo quindi più decidere nulla. I "Paesi fuori dall'euro" invece, godranno di altre condizioni, liberi di decidere di non entrare nell'Unione monetaria, com'è scritto oggi nei Trattati.

LA GRECIA VUOLE USCIRE DALL'EURO

Come se non bastasse sullo sfondo si staglia la figura della Grecia, che si appresta a rinegoziare l'ennesimo piano di salvataggio e paventa l'uscita dalla "irrevocabile" moneta unica per non distruggere quel poco che è rimasto. Gli ellenici non sarebbero ulteriormente disposti ad accettare un'inasprimento della tassazione e un'altra stretta sulle pensioni, misure che sono sostenute dalla Troika (e quindi anche dalla BCE) e considerate indispensabili per ricevere gli aiuti necessari ad evitare il default.

Anche di questo, naturalmente, Mario Draghi non sa nulla. D'altronde perché dovrebbe? Lui è solo quello che ha imposto il controllo di capitali ai greci che si stavano ribellando al ricatto dell'Euro e che - come detto - ha firmato il report dei cinque presidenti. Ci auguriamo che il Governo italiano, a marzo, si ribelli a questa follia ed inizi ad intavolare un'altra strategia di cooperazione e dialogo per l'Europa. È prioritario ripristinare la giustizia competitiva attraverso il ritorno concordato alle monete nazionali.

Commission européenne - Déclaration

Déclaration conjointe de Martin Schulz, Président du Parlement européen, Donald Tusk, Président du Conseil européen, Mark Rutte, Présidence tournante du Conseil de l'UE, et Jean-Claude Juncker, Président de la Commission européenne
Le Président Schulz, le Président Tusk et le Premier ministre Rutte se sont réunis ce matin à Bruxelles à l'invitation du Président de la Commission européenne Juncker. Ils ont discuté du résultat du référendum au Royaume-Uni et fait la déclaration conjointe suivante:
"Dans un processus libre et démocratique, les Britanniques ont exprimé leur souhait de quitter l'Union européenne. Nous regrettons cette décision, mais nous la respectons.
C'est une situation sans précédent mais nous sommes unis dans notre réponse. Nous resterons fermes et nous défendrons les valeurs fondamentales de l'Europe qui consistent à promouvoir la paix et le bien-être de ses peuples. L'Union de 27 Etats membres continuera. L'Union est le cadre de notre avenir politique commun. Nous sommes liés ensemble par l'histoire, la géographie, et des intérêts communs, et c'est sur cette base que nous développerons notre coopération. Ensemble nous relèverons nos défis communs: générer de la croissance; accroître la prospérité et assurer stabilité et sécurité pour nos citoyens. Les institutions joueront pleinement leur rôle dans cet effort.
Nous attendons maintenant du gouvernement du Royaume-Uni qu'il donne suite aussi rapidement que possible, à la décision du peuple Britannique, aussi douloureux cela soit-il. Tout délai prolongera inutilement l'incertitude. Nous avons des règles pour traiter de cette situation d'une manière ordonnée. L'article 50 du Traité sur l'Union européenne établit la procédure à suivre dans le cas où un Etat membre décide de quitter l'Union européenne. Nous nous tenons prêts à lancer rapidement des négociations avec le Royaume-Uni sur les termes et conditions de son retrait de l'Union européenne. Jusqu'à la fin de ce processus de négociations, le Royaume-Uni reste un membre de l'Union européenne, avec tous les droits et obligations qui en découlent. Selon les Traités que  le Royaume-Uni a ratifiés, le droit de l'UE continue à s'appliquer pleinement au et dans le  Royaume-Uni jusqu'à ce qu'il ne soit plus un membre.
Comme convenu, le « Nouvel Arrangement pour le Royaume-Uni dans l'UE", atteint lors du Conseil européen des 18-19 février 2016, ne prendra maintenant pas effet et cesse d'exister. Il n'y aura pas de renégociations.
En ce qui concerne le Royaume-Uni, nous souhaitons qu'il soit à l'avenir un partenaire proche de l'Union européenne. Nous espérons que le Royaume-Uni  formulera ses propositions à cet égard. Tout accord qui sera conclu avec le Royaume-Uni comme pays tiers, devra prendre en compte les intérêts des deux parties et être équilibré en termes de droits et obligations





Statement: the status of EU nationals in the UK


There has been no change to the rights and status of EU nationals* in the UK, and UK nationals in the EU, as a result of the referendum.


The decision about when to trigger Article 50 and start the formal process of leaving the EU will be for the new Prime Minister. The UK remains a member of the EU throughout this process, and until Article 50 negotiations have concluded.

When we do leave the EU, we fully expect that the legal status of EU nationals living in the UK, and that of UK nationals in EU member states, will be properly protected.

The government recognises and values the important contribution made by EU and other non-UK citizens who work, study and live in the UK.

I have lived in the UK for more than 5 years. What does the vote to leave the EU mean for me?
EU nationals who have lived continuously and lawfully in the UK for at least 5 years automatically have a permanent right to reside. This means that they have a right to live in the UK permanently, in accordance with EU law. There is no requirement to register for documentation to confirm this status.
EU nationals who have lived continuously and lawfully in the UK for at least 6 years are eligible to apply for British citizenship if they would like to do so. The eligibility requirements can be found here.
 What if I have lived in the UK for less than 5 years?
EU nationals continue to have a right to reside in the UK in accordance with EU law. EU nationals do not need to register for any documentation in order to enjoy their free movement rights and responsibilities. For those that decide to apply for a registration certificate, there has been no change to government policy or processes. Applications will continue to be processed as usual.
Non-EU family members of EU nationals must continue to apply for a family permit if they wish to enter the UK under EU law, and they do not have a residence card issued by a member state. There has been no change to government policy or processes, and applications will continue to be processed as usual.
Extended family members of EU nationals must continue to apply for a registration certificate (if they are an EU national) or residence card (if they are a non-EU national) if they wish to reside in the UK. There has been no change to government policy or processes, and applications will continue to be processed as usual.
Irish nationals enjoy separate rights, under various pieces of legislation, which allow Irish nationals residing in the UK to be treated in the same way as British nationals in most circumstances. There is no change to this position.
Croatian nationals might continue to need to apply for a registration certificate to be allowed to work in the UK under the transitional arrangements that were put in place when Croatia joined the EU in 2013. The type of registration certificate that they might need will depend on whether they need permission to work in the UK, and what they will be doing. There has been no change to government policy or processes, and applications will continue to be processed as usual.
 Does the government plan to remove EU nationals from the UK?
There has been no change to the right of EU nationals to reside in the UK and therefore no change to the circumstances in which someone could be removed from the UK.

As was the case before the referendum, EU nationals can only be removed from the UK if they are considered to pose a genuine, present and sufficiently serious threat to the public, if they are not lawfully resident or are abusing their free movement rights.

For more information visit the UK Visas and Immigration page.
*All references to EU nationals on this page also cover European Economic Area and Swiss nationals.




Soggiorno permanente (più di 5 anni) per i cittadini dell'UE

Acquisire il diritto di soggiorno permanente
Come cittadino dell'UE, dopo almeno 5 anni consecutivi di soggiorno legale in un altro paese dell'Unione acquisisci automaticamente il diritto al soggiorno permanente. Puoi quindi chiedere un documento di soggiorno permanente che conferma il tuo diritto a soggiornare in modo permanente nel paese in cui vivi, senza particolari condizioni.

Si tratta di un documento diverso dal certificato di iscrizione anagrafica, che in molti paesi è obbligatorio. Il documento di soggiorno permanente non è obbligatorio.

Può però rivelarsi un utile strumento per l'adempimento di formalità amministrative o nei rapporti con le autorità competenti. Ciò significa che queste ultime non possono più chiederti di dimostrare che hai un lavoro, che disponi di risorse sufficienti, di un'assicurazione sanitaria, ecc.

Richiedere un documento di soggiorno permanente
Per ottenere un documento che certifica il tuo diritto di soggiorno permanente in un paese, devi poter provare di avervi vissuto legalmente per almeno 5 anni.

Dovrai allegare alla domanda diversi documenti giustificativi, a seconda della tua situazione (lavoratore dipendente, libero professionista, disoccupato, pensionato, studente), tra cui:

un certificato di iscrizione anagrafica valido, rilasciato al momento dell'arrivo nel paese ospitante
prove del fatto che hai vissuto nel paese, come bollette o contratti di locazione
documenti ,come buste paga, rendiconti bancari, bollettini per il pagamento delle imposte, che provano che hai lavorato, studiato, svolto un'attività professionale, sei autosufficiente o stai cercando lavoro.
Le amministrazioni sono tenute a rilasciare il documento di soggiorno permanente il più presto possibile e non possono farti pagare di più di quanto richiedono ai cittadini nazionali per il rilascio della carta d'identità. In caso contrario, puoi rivolgerti ai nostri servizi di assistenza.

Il documento è automaticamente rinnovabile, senza particolari condizioni o requisiti. Tuttavia, la sua validità può cambiare a seconda del paese che lo ha rilasciato.

Diritto di soggiorno permanente prima del termine dei 5 anni
In alcuni casi specifici è possibile richiedere il soggiorno permanente prima dei 5 anni. Verifica se ne hai diritto.

Perdere il diritto di soggiorno permanente
L' assenza dal paese ospitante per oltre 2 anni consecutivi può comportare la perdita del diritto di soggiorno permanente.

Soggiorno permanente per i familiari cittadini dell'UE
Gli stessi diritti si applicano ai familiari cittadini dell'UE. Anch'essi hanno il diritto di richiedere un documento di soggiorno permanente se hanno vissuto legalmente nel paese per 5 anni consecutivi. 


 Referendum del Regno Unito: per il momento il Regno Unito resta un membro a pieno titolo dell'UE, con tutti i diritti e doveri che ne conseguono




Cultura nell'Unione europea

L'UE intende salvaguardare il patrimonio culturale comune dell'Europa e contribuire a renderlo accessibile agli altri, oltre che sostenere e promuovere le arti e il settore creativo.

Il sostegno alle arti e ai settori creativi si concretizza attraverso:


programmi intesi ad aiutarli a ottenere il massimo dalle tecnologie digitali e dal mercato dell’UE
finanziamenti
assistenza per progetti di ricerca
sostegno alla cooperazione con i paesi partner dell'UE e del resto del mondo.
Tra le politiche dell'UE legate alla cultura figurano quelle relative ai seguenti campi:

istruzione (compreso l'apprendimento delle lingue)
ricerca scientifica
sostegno alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione
politiche sociali
sviluppo regionale.
Nell'ambito della politica regionale, ad esempio, l'UE sostiene scuole di musica, sale da concerto e studi di registrazione e finanzia il restauro di teatri storici (ad es. il Teatro del Liceu di Barcellona e la Fenice di Venezia).

Programma "Europa creativa"
Europa creativaCerca le traduzioni disponibili del link precedenteEN••• aiuta il cinema, le arti e il settore creativo dell'Europa a creare posti di lavoro e a favorire la crescita sviluppando ulteriormente il successo ottenuto con i programmi MEDIA, MEDIA Mundus e Cultura.

Con un bilancio di 1,46 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, Europa creativa:


tutela e promuove la diversità linguistica e culturale dell'Europa e la sua ricchezza culturale
contribuisce a realizzare l'obiettivo di una crescita economica intelligente, sostenibile e inclusiva nell'UE
aiuta il settore artistico e creativo ad adattarsi all'era digitale e alla globalizzazione
offre nuove opportunità e permette di accedere a nuovi tipi di pubblico e a nuovi mercati a livello internazionale
promuove lo sviluppo economico.
Premi artistici nell'Unione europea
L’UE promuove premi destinati al patrimonio culturale, all'architettura, alla letteratura e alla musica che mettono in evidenza la produzione artistica europea.

Capitali europee della cultura
Ogni anno 2 città vengono prescelte come capitali europee della culturaCerca le traduzioni disponibili del link precedente




Ciò consente alle città di:



celebrare la loro identità europea
intensificare la cooperazione con organizzazioni artistiche nazionali ed estere
potenziare ulteriormente le arti a livello locale.
Questo status speciale apporta concreti benefici a lungo termine, a livello sia sociale che culturale.

The CULT Committee will have an exchange of views on the latest PISA results (Programme for International Student Assessment). Representatives from the Czech Republic, Germany and Portugal, as well as the OECD and the Commission will take part in the debate

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